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Almost Human

Dora Maurer - Les grandes lignes fixes, 1980

Dora Maurer - Les grandes lignes fixes, 1980

(Fonte: regardintemporel, via hexavalentchromium)



Franco VaccariEsposizione in tempo reale num. 4: Lascia su queste pareti una traccia fotografica del tuo passaggio (Exhibition in real time: leave a photographic sign of your passage on these walls)1972Collage of photobooths mounted on cardboard, gelatin silver prints45.5 x 58.5 cm (detail)© Franco Vaccari, property of the Artist

Franco Vaccari
Esposizione in tempo reale num. 4: Lascia su queste pareti una traccia fotografica del tuo passaggio (Exhibition in real time: leave a photographic sign of your passage on these walls)
1972
Collage of photobooths mounted on cardboard, gelatin silver prints
45.5 x 58.5 cm (detail)
© Franco Vaccari, property of the Artist

(Fonte: artblart.com)



"E’ ricercando l’impossibile che l’Uomo ha realizzato il possibile, coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che pareva loro possibile non sono mai avanzati di un solo passo’"
- Michail Bakunin,Considerazioni filosofiche sul fantasma divino, il mondo reale e l’uomo


 Charlie Chaplin

 Charlie Chaplin

(Fonte: windoweb.it)



A caldo: che cos’è questo golpe?

Intanto, non è un golpe. Non c’è bisogno di un golpe.
In Europa, il golpe è démodé da almeno quarant’anni. E’ assodato che si possono ottenere gli stessi risultati con più discrezione e gradualità. Il che non vuol dire con meno violenza: è solo un altro uso della violenza, più dosato, capillare, diversificato.
In questo momento, come altre volte è successo, diversi poteri costituiti comunicano tra loro in un linguaggio allusivo e cifrato, linguaggio fatto di attentati, provocazioni, bombe che uccidono nel mucchio, pacchi-bomba e bombe-pacco, sigle multi-uso in calce a volantini di rivendicazione bizzarri e pieni di errori marchiani.
Cosa esattamente si stiano dicendo questi poteri costituiti, questi settori di capitalismo italiano e internazionale, forse non lo sanno nemmeno loro. Appunto, è un linguaggio allusivo, tipicamente mafioso, e nemmeno loro ne colgono tutte le sfumature.
Sulla sostanza, però, sul nucleo di senso di questi messaggi, in diversi cominciamo ad avere sospetti. Si parla già, benché ancora timidamente, di una nuova “strategia della tensione”, un nuovo “stabilizzare destabilizzando”.
E chissà se è una semplice coincidenza che negli ultimi tempi si sia ricominciato a depistare sulla strategia della tensione degli anni ’60-’70: Piazza Fontana fu un po’ colpa anche degli anarchici etc.

Il fine diretto o indiretto di ogni atto della strategia della tensione è criminalizzare i movimenti, o comunque ostacolarne le lotte, renderne più difficile lo sviluppo. Una società civile ansiosa e impaurita, nonché mobilitata sulla base della paura, è una società che tira la carretta a capo chino, più disposta a delegare scelte cruciali, più disposta ad accettare politiche che si annuncino ansiolitiche e senz’altro meno disposta a recepire le istanze dei movimenti. Movimenti che il potere addita all’opinione pubblica come piantagrane contrari al blocco d’ordine, pardon, alla “concordia nazionale”.

Per ottenere questo scopo, non è necessario che tutti gli attentati e scoppi di violenza siano attribuiti ai movimenti, agli anarchici, agli estremisti, ai “rossi” e via elencando. In passato, ha funzionato molto bene la cornice concettuale degli “opposti estremismi”: quello rosso e quello nero. E per passare su ogni differenza e contraddizione col caterpillar della “concordia nazionale”, va bene più o meno qualunque matrice o attribuzione.

La “strategia della tensione” è sempre una strategia di controrivoluzione preventiva.
Perché si renda necessaria una controrivoluzione, non è necessario che il pericolo immediato da scongiurare sia una rivoluzione. In Italia, è palese, non stiamo per fare la rivoluzione.
Perché si renda necessaria una controrivoluzione, è sufficiente il timore da parte dei padroni che una crisi di sistema possa avere uno sbocco nella direzione “sbagliata”. E per comprendere di quale direzione possa trattarsi, forse dovremmo distogliere lo sguardo dal nostro ombelico e guardare all’Europa

[…]





Tim Nobleand Sue Webster, Dirty White Trash (with Gulls), 1998

Tim Nobleand Sue WebsterDirty White Trash (with Gulls), 1998

(Fonte: boldizar.com)



Jean TinguelyMéta-Harmonie II - 1979.

Tinguely Museum - Basel, Switzerland.



George Rodger, Nuba tribe, Sudan, 1949.

George Rodger, Nuba tribe, Sudan, 1949.

(Fonte: flosvitae, via l-l-w)



Pieter Hugo, Dayaba Usman with the monkey Clear, Abuja
2005 – 2007From the series The Hyena & Other Men© Courtesy of Stevenson Gallery, Kaapstad / Yossi Milo, New York

Pieter HugoDayaba Usman with the monkey Clear, Abuja

2005 – 2007
From the series The Hyena & Other Men
© Courtesy of Stevenson Gallery, Kaapstad / Yossi Milo, New York

(Fonte: artblart.com)

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