Luglio 2011
48 post
Questo volume racconta i sogni dei pionieri della scienza, descrivendo i drammi personali e le visioni scientifiche da cui hanno preso vita l’elettronica, l’informatica e le telecomunicazioni come le conosciamo oggi. La storia della scienza viene affrontata a partire da racconti di vita vissuta, da personaggi come Arthur C. Clarke, che prima di scrivere 2001 Odissea nello Spazio ha inventato il concetto di “satellite geostazionario”, a Nikola Tesla che “giocando con i fulmini” ha realizzato il primo sistema industriale di produzione e trasporto della corrente alternata, a Alan Turing, che ha sviluppato il modello concettuale dei moderni calcolatori, fino a Tim Berners-Lee, lo scienziato che dopo aver inventato il world wide web ha voluto consegnare all’umanità la sua creazione senza rinchiuderla nella gabbia del copyright.
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Carlo Gubitosa, Hacker, scienziati e pionieri: storia sociale del ciberspazio e della comunicazione elettronica.
Prefazione di Howard Rheingold, postfazione di Bernardo Parrella
Collana Eretica, Stampa Alternativa, 2007
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Dead and Lovely — Tom Waits
Tutto quello che avreste voluto sapere sugli attentati in Norvegia, ma avete evitato di chiedere, un po’ perché ci arrivavate anche da soli, un po’ perché è sempre la solita solfa.
Sui motivi del doppio attentato terroristico in Norvegia, il cui tragico bilancio è finora di un centinaio di morti, l’unica cosa che bisogna tenere presente è che – come sempre – tali motivi vanno ricercati in direzione diversa, se non del tutto opposta, a quelli insinuati dai giornali e dalle TV di regime dell’occidente. A chiarire la situazione, forse sono utili alcune notizie uscite in sordina nei giorni e negli anni scorsi. Fare due più due non è difficile.
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nessuno vede la violenza degli argini che lo costringono.” —Bertolt Brecht
Considerando la grave e disastrosa situazione politica, ambientale, economica, finanziaria e culturale in cui versa il nostro sfortunato pianeta – sfortunato per aver incontrato il destino dell’uomo sul suo cammino – dovrebbe essere scoccata da tempo l’ora del rinnovamento e del cambiamento definitivo e radicale del paradigma dominante. Invece dietro il frastuono, il chiacchiericcio e la frenesia quotidiane si avverte ineludibile e implacabile il silenzioso deserto delle coscienze. Apparentemente da decenni viviamo e conviviamo in una condizione di letargo intellettuale e cognitivo, un sonno che accompagna i nostri passi, le nostre movenze, le nostre azioni e l’assenza di pensieri che siano autenticamente nostri. Nonostante la letteratura scientifica abbia da tempo coniato il termine “postdemocrazia”, mai come in questi anni siamo stati bombardati da sostantivi comodi, accomodanti e consolatori come “democrazia” e “libertà”. Siamo stati abituati sin troppo bene alle astrusità di teorici, politologi e sociologi come Fukuyama che, probabilmente su commissione, hanno trionfalisticamente ed entusiasticamente proclamato la “fine della storia”, con l’avvento di una società che per comodità possiamo etichettare con il termine abusato di “turbo capitalista”. Eppure… Eppure se i nostri posteri acquisteranno un giorno un’autentica consapevolezza degli accadimenti del nostro al mondo, sorrideranno pensando al passato e nei loro libri o saggi di storia descriveranno la nostra era come quanto di più lontano o distante possa essere concepito dalla normale nozione di democrazia e libertà dell’uomo. Forse non avranno remore a dipingere noi – disgraziati antenati – come una sorta di nuova classe di schiavi, che si è crogiolata e beata in una condizione di oppressione inconsapevolmente accettata.
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